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Il REDDITO UNIVERSALE o RU

Il REDDITO UNIVERSALE o RU

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Il reddito universale è il reddito che spetta per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi.

Il reddito universale è stato proposto da diverse forze politiche a causa della possibile gravissima crisi economica dovuta al Coronavirus.

Chiamiamolo pure reddito universale, ma noi l’avevamo proposto già da diversi anni (2011) come uno dei concetti rivoluzionari della democrazia del benessere, chiamandolo reddito di benessere.

Il principale strumento per la realizzazione della democrazia del benessere è il reddito universale

Chiariamo subito un’obiezione corrente: perché anche ai più ricchi? Per due motivi:

  • anche chi percepisce un certo reddito può trovarsi per strada a fronte di una gravissima crisi economica.
  • il reddito universale è l’eredità (infatti riguarda solo cittadini italiani da almeno 25 anni) che ci hanno lasciato i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri bisnonni costruendo il Paese.

Un breve riassunto che spiega perché si potrebbe attuare subito:

  1. è attuabile nelle democrazie occidentali.
  2. favorisce le inclinazioni personali.
  3. non è il reddito di inclusione.
  4. Il reddito universale non favorisce l’assistenzialismo, né il disequilibrio sociale.
  5. ha già le coperture necessarie alla sua attuazione.

Cos’è il reddito universale

Si pensi di dare un reddito universale a ogni cittadino che abbia raggiunto i 25 anni di cittadinanza (per favorire l’istruzione e non l’abbandono scolastico è opportuno non fissare la soglia alla maggiore età). In Italia ci sarebbero circa 40 milioni di aventi diritto; se il reddito è di 600 euro mensili, si arriva a un costo globale di circa 290 miliardi di euro, una somma che può sembrare spropositata, ma che è del tutto in linea con gli stanziamenti dei vari governi per fronteggiare la crisi COVID-19 (2020).

Fra l’altro, permetterebbe di alleggerire nel tempo il costo delle pensioni, arrivando a una loro totale eliminazione.

Chiariamo cosa si intende per reddito universale. Non è un generico reddito di cittadinanza; infatti con la locuzione “reddito di cittadinanza” di solito s’intende una forma di sostentamento ai meno abbienti nell’attesa che si trovino un lavoro con cui mantenersi, in sostanza un modo per far sopravvivere degli “schiavi sociali”.

La democrazia del benessere tende invece a:

  • liberarsi dei condizionamenti sul lavoro;
  • non vedere l’accumulo illimitato di denaro come scopo dell’esistenza;
  • avere la libertà di scegliere la propria vita.

La migrazione dalla pensione al reddito universale

Purtroppo l’Italia non è nazione ricca come i Paesi scandinavi (dove fra l’altro c’è una maggiore coscienza civile e quindi minore evasione fiscale con maggiori risorse del governo) o la Svizzera e quindi è opportuno fare i conti con precisione.

Per realizzare la democrazia del benessere è necessaria la graduale sostituzione delle pensioni (favorendo uscite anticipate, decurtando scandalose pensioni d’oro ecc.) con il reddito universale (che quindi originariamente potrebbe essere anche inferiore ai 600 euro).

Nel momento in cui la sostituzione sarà completa si avranno tre situazioni:

  1. Cittadini che si accontenteranno del reddito universale e non saranno produttivi.
  2. vorranno migliorare la loro condizione economica facendo lavori inerenti alle loro inclinazioni (li chiameremo artisti, visto che il lavoro per loro è più un’arte che un’attività economica).
  3. che vorranno migliorare la loro condizione economica facendo lavori non legati ai loro oggetti d’amore, ma visti solo come attività economiche che generano ricchezza con cui migliorare la qualità della propria vita.

Ovviamente, perché la società si possa sostenere, i numeri alla base del progetto devono essere realistici.

 

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